Ciao a tutti!

Ecco la ricetta dei biscotti banana e cioccolato.
Ingredienti:
2 banane grandi (250 g) sbucciate
50 g di zucchero integrale (noi ieri l’abbiamo sostituito col miele)
300 g di farina
4 cucchiai di olio di semi
1/2 bustina di lievito per dolci
80 g di cioccolato a pezzetti (ne basta anche la metà)
Frullare le banane con l’olio. Mescolare farina, zucchero e lievito, poi unire il composto di banane e infine il cioccolato. Formare i biscotti e cuocerli in forno preriscaldato (180° per 15 min) dopo averli spennellati con acqua.

cdsIl Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria[1]. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assembleaenerale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto[2].

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva oltre la Vistola in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

significato-giornata-della-memoria

· 1Storia
· 2Il Giorno della Memoria in Italia
· 3I Giusti tra le Nazioni
· 4Note
· 5Voci correlate
· 6Altri progetti
· 7Collegamenti esterni
Storia
Exquisite-kfind.png

Lo stesso argomento in dettaglio: Campo di concentramento di Auschwitz.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (intedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento di Auschwitz e liberandone i superstiti[3]. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Ad Auschwitz, circa 10-15 giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.

L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati dentro a quel lager nazista.

downloadIn realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.

La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale agli stati membri dell’ONU, in seguito alla risoluzione 60/7[4] del 1º novembre 2005.

Il Giorno della Memoria in Italia
L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nel medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Prima di arrivare a definire il disegno di legge, si era a lungo discusso su quale dovesse essere considerata la data simbolica di riferimento: si trattava di decidere su quali eventi fondare la riflessione pubblica sulla memoria. Erano emerse in particolare due opzioni alternative. Il deputato Furio Colombo aveva proposto il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma (il 16 ottobre 1943 oltre mille ebrei furono catturati e deportati dall’Italia ad Auschwitz): questa ricorrenza avrebbe permesso di focalizzare l’attenzione sulle deportazioni razziali e di sottolineare le responsabilità anche italiane nello sterminio. Dall’altra parte vi era chi sosteneva (in particolare l’Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) che la data prescelta dovesse essere il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, per sottolineare la centralità della storia dell’antifascismo e delle deportazioni politiche in Italia. Infine, anche in ragione della portata evocativa che Auschwitz – oramai simbolo universale delle tragedia ebraica durante la seconda guerra mondiale – da anni rappresenta per tutta l’Europa, si è optato per adottare il giorno della sua liberazione, avvenuta il 27 gennaio.

Gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:

C_4_articolo_2091920_upiImagepp« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere[5]. »

I Giusti tra le Nazioni
Exquisite-kfind.png

Lo stesso argomento in dettaglio: Giusti tra le nazioni.

Fino a gennaio 2015, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah[6] Yad Vashem di Gerusalemme, riconosceva 25.685 persone come “Giusti tra le Nazioni”, cioè non ebrei che durante l’olocausto si sono impegnati, a rischio della vita e senza nessun interesse economico, a soccorrere gli ebrei perseguitati[7].

Paese d’origine

Numero di giusti tra le nazioni

Polonia

6.532

Paesi Bassi

5.415[8]

Francia

3.853

Ucraina

2.515

Belgio

1.690

Lituania

877

Ungheria

823

Italia

634

Bielorussia

608

Slovacchia

546

Germania

569

Grecia

321

Russia

197

Serbia

135

Lettonia

134

Repubblica Ceca

115

Croazia

111

Austria

104

Moldavia

79

Albania

73

Romania

60

Norvegia

59

Svizzera

45

Bosnia

42

Danimarca

22[9][10]

Armenia

24

Gran Bretagna

21

Bulgaria

20

Svezia

10

Repubblica di Macedonia

10

Slovenia

7

Spagna

7

Stati Uniti d’America

4

Estonia

3

Portogallo

3

Brasile

2

Cina

2

Cile

1

Giappone

1

Lussemburgo

1

Montenegro

1

Turchia

1

Vietnam

1

Cuba

1

Ecuador

1

El Salvador

1

Perù

1

Georgia

1

Irlanda

1

Egitto

1

Totale

25.685

Esiste anche una Giornata europea dei Giusti che, sull’esempio del riconoscimento dato da Yad Vashem ai non ebrei che salvarono gli ebrei durante la Shoah, ricorda le figure esemplari che si sono battute e si battono contro tutte le persecuzioni e in difesa dei diritti umani. Il 10 maggio 2012 il Parlamento europeo ha istituito[11], su proposta di Gariwo la foresta dei Giusti[12], la Giornata europea dei Giusti per il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski, che per 25 anni è stato presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria[1]. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto[2].

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva oltre la Vistola in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Indice

[nascondi]

Storia

Lo stesso argomento in dettaglio: Campo di concentramento di Auschwitz.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (intedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento di Auschwitz e liberandone i superstiti[3]. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Ad Auschwitz, circa 10-15 giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.

L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati dentro a quel lager nazista.

In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.

La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale agli stati membri dell’ONU, in seguito alla risoluzione 60/7[4] del 1º novembre 2005.

Il Giorno della Memoria in Italia

L’Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nel medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Prima di arrivare a definire il disegno di legge, si era a lungo discusso su quale dovesse essere considerata la data simbolica di riferimento: si trattava di decidere su quali eventi fondare la riflessione pubblica sulla memoria. Erano emerse in particolare due opzioni alternative. Il deputato Furio Colombo aveva proposto il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma (il 16 ottobre 1943 oltre mille ebrei furono catturati e deportati dall’Italia ad Auschwitz): questa ricorrenza avrebbe permesso di focalizzare l’attenzione sulle deportazioni razziali e di sottolineare le responsabilità anche italiane nello sterminio. Dall’altra parte vi era chi sosteneva (in particolare l’Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) che la data prescelta dovesse essere il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, per sottolineare la centralità della storia dell’antifascismo e delle deportazioni politiche in Italia. Infine, anche in ragione della portata evocativa che Auschwitz – oramai simbolo universale delle tragedia ebraica durante la seconda guerra mondiale – da anni rappresenta per tutta l’Europa, si è optato per adottare il giorno della sua liberazione, avvenuta il 27 gennaio.

Gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere[5]. »

I Giusti tra le Nazioni

Lo stesso argomento in dettaglio: Giusti tra le nazioni.

Fino a gennaio 2015, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah[6] Yad Vashem di Gerusalemme, riconosceva 25.685 persone come “Giusti tra le Nazioni”, cioè non ebrei che durante l’olocausto si sono impegnati, a rischio della vita e senza nessun interesse economico, a soccorrere gli ebrei perseguitati[7].

Paese d’origine Numero di giusti tra le nazioni
Polonia 6.532
Paesi Bassi 5.415[8]
Francia 3.853
Ucraina 2.515
Belgio 1.690
Lituania 877
Ungheria 823
Italia 634
Bielorussia 608
Slovacchia 546
Germania 569
Grecia 321
Russia 197
Serbia 135
Lettonia 134
Repubblica Ceca 115
Croazia 111
Austria 104
Moldavia 79
Albania 73
Romania 60
Norvegia 59
Svizzera 45
Bosnia 42
Danimarca 22[9][10]
Armenia 24
Gran Bretagna 21
Bulgaria 20
Svezia 10
Repubblica di Macedonia 10
Slovenia 7
Spagna 7
Stati Uniti d’America 4
Estonia 3
Portogallo 3
Brasile 2
Cina 2
Cile 1
Giappone 1
Lussemburgo 1
Montenegro 1
Turchia 1
Vietnam 1
Cuba 1
Ecuador 1
El Salvador 1
Perù 1
Georgia 1
Irlanda 1
Egitto 1
Totale 25.685

Esiste anche una Giornata europea dei Giusti che, sull’esempio del riconoscimento dato da Yad Vashem ai non ebrei che salvarono gli ebrei durante la Shoah, ricorda le figure esemplari che si sono battute e si battono contro tutte le persecuzioni e in difesa dei diritti umani. Il 10 maggio 2012 il Parlamento europeo ha istituito[11], su proposta di Gariwo la foresta dei Giusti[12], la Giornata europea dei Giusti per il 6 marzo, anniversario della morte di Moshe Bejski, che per 25 anni è stato presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem.

– See more at: http://www.laleggepertutti.it/108069_come-sapere-se-una-cartella-di-pagamento-e-prescritta#sthash.XWhZ2d4P.dpuf

Chi può ottenere il bonus donne disoccupate 2016? Quanto spetta e per quanto dura? I requisiti e le modalità di richiesta per beneficiare di uno sconto del 50% sulle contribuzioni INPS

Che cos’è il bonus donne disoccupate 2016?

Il bonus donne disoccupate 2016 è un’agevolazione contributiva riservata alle aziende che assumono donne, che risultino disoccupate da almeno sei mesi.

Non è dunque un corrispettivo economico indirizzato direttamente alle future lavoratrici.

Tuttavia il beneficio riguarda di riflesso anche loro poiché: se le aziende pagano meno tasse per assumere personale, sicuramente saranno motivate ad effettuare più assunzioni per questa categoria.

Il bonus disoccupate era previsto già nel 2015 (Legge Fornero). La possibilità di beneficiarne è stata prorogata anche per il 2016.

Come funziona il bonus donne disoccupate 2016

Il bonus donne disoccupate 2016 è concesso alle aziende che, a partire dal 1° gennaio 2016, assumono donne che risultino prive di impiego da almeno sei mesi.

È uno sgravio fiscale il cui fine è quello di incentivare le imprese ad effettuare nuove assunzioni per agevolare almeno una fetta delle donne senza lavoro (che risiedono nelle aree considerate svantaggiate).

Quanto dura il bonus donne disoccupate 2016

Le imprese possono fruire dello sgravio del 50%, sui contributi obbligatori INPS, per due periodi differenti in base alla tipologia del contratto. Abbiamo infatti:

12 mesi di contributi agevolati per i contratti a tempo determinato (e in somministrazione);
Ben 18 mesi di agevolazioni sui contributi obbligatori INPS per i lavoratori a tempo indeterminato.
Nota bene: anche se un lavoro originariamente a termine e poi trasformato stipulando un contratto a tempo indeterminato, è prevista la fruizione del bonus donne disoccupate 2016 per un periodo di tempo di 18 mesi.

A chi spetta il bonus donne disoccupate 2016

Come vi abbiamo anticipato, il bonus donne disoccupate 2016 spetta alle aziende che, durante l’anno 2016, assumeranno donne che da almeno 6 mesi risultano senza lavoro.

Bonus donne disoccupate 2016: quali requisiti occorrono?

È possibile fruire degli incentivi INPS donne disoccupate 2016 per l’assunzione di donne di qualsiasi età che posseggano però determinati requisiti.

Tali requisiti sono fondamentalmente legati allo status e al luogo di residenza.

Oltre allo status di disoccupazione infatti, il bonus donne disoccupate 2016, può essere fruito solo per l’assunzione di personale che proviene da uno dei Comuni, o delle sezioni specifiche, che rientrano tra le aree svantaggiate d’Italia.

Le aree svantaggiate 2016 sono le stesse individuate con il Decreto Ministeriale 2008 Sviluppo Economico del 27 marzo 2008 “Elenco delle aree ammesse agli aiuti di Stato a finalità regionale”.

Guida alla lettura del decreto

Il decreto, promulgato anche per il bonus donne disoccupate 2015 e valido anche per il bonus 2016,indica nel dettaglio tutte le Regioni e le aree considerate svantaggiate.

Dunque per poter fruire del bonus donne disoccupate 2016, il personale da assumere deve necessariamente vivere in una di queste Regioni:

Calabria;
Campania;
Puglia;
Sicilia.
Inoltre sono ammesse anche determinate zone di censimento, (specificate sempre nel decreto), per ogni zona è riportato un numero.

Alcuni numeri sono contrassegnati da un trattino “ – “ , in questo caso sono considerate aree svantaggiate tutte le sezioni che intercorrono tra un trattino e l’altro.

Per semplificare il discorso vi proponiamo un piccolo esempio:

Nel comune di Aquino, in provincia di Frosinone, la dicitura “24-26) comprende tutte le aree tra la 24 e la 26 (24,25,26).

Lo stesso discorso vale per le aree degli altri Comuni nelle altre Regioni.

Le regioni contenenti le altre aree ammesse sono:

Emilia Romagna;
Abruzzo;
Friuli Venezia Giulia;
Liguria;
Marche;
Molise;
Piemonte;
Sardegna;
Toscana;
Valle d’Aosta;
Veneto;
Abruzzo;
Molise;
Lazio;
Liguria.
Per verificare i Comuni e le aree considerati svantaggiati potete consultare l’elenco direttamente dal sito www.camera.it

Bonus donne disoccupate 2016: quanto spetta

Tasse dimezzate per le aziende che assumono

Il bonus donne disoccupate INPS 2016, cosi come il bonus donne disoccupate 2015, si concretizza con una riduzione contributiva pari al 50% sulle retribuzioni delle donne assunte (a tempo determinato o indeterminato).

Dunque la metà dei contributi a carico delle aziende, non dovrà essere versata per le lavoratrice che nei sei mesi precedenti risultavano prive di impiego.

Domanda bonus disoccupate 2016: chi deve effettuare la richiesta?

La richiesta per poter fruire del beneficio fiscale “bonus donne disoccupate 2016” deve essere effettuata non dalla futura lavoratrice, ma dall’azienda che l’assume.

Modulo per richiedere il Bonus disoccupate 2016

L’impresa per beneficiare degli incentivi INPS disoccupate 2016 deve inoltrare il modulo di domanda bonus donne disoccupate 2016 (disponibile nel cassetto previdenziale aziendale nel sito ufficiale dell’Istituto) direttamente all’INPS.

La richiesta deve essere effettuata telematicamente, dunque sfruttando i canali messi a disposizione dell’Istituto:
–web: attraverso il sito internet dell’INPS utilizzando il pin personale;
– Contact Center Integrato: telefonando al numero verde 803.164, gratuitamente da rete fissa, o allo 06.164.164 da cellulare, a pagamento ( il costi variano in base al piano tariffario previsto dall’operatore telefonico);
– Patronato: nel caso in cui non abbiate ancora attivato il pin per accedere ai servizi online del sito o se comunque volete evitare di fare tutto da soli e preferite affidarvi ad una figura professionale collaudata.

Dopo aver effettuato tutte le dovute verifiche circa i requisiti di residenza e di disoccupazione della donna disoccupata, l’INPS potrà concedere ( o negare) il bonus donne disoccupate 2016

Ancora disponibili quasi 9 milioni di Euro, per il bonus Giovani Genitori: all’interno della sezione Comunicazioni Online del sito dell’Inps, infatti, l’Istituto informa che il credito a disposizione per l’incentivo, aggiornato al 29/09/2015, è pari a 8.775.000 Euro.

Il bonus, pari a 5.000 Euro, è finalizzato all’assunzione di genitori precari o disoccupati che non abbiano ancora compiuto 36 anni: hanno diritto all’agevolazione le aziende che assumono a tempo indeterminato questi soggetti, o che trasformano un contratto a termine. Per godere dell’incentivo, però, devono essere rispettate determinate condizioni.

Quando un lavoratore ha diritto al bonus?

Per poter fruire del beneficio, il lavoratore non deve aver compiuto 36 anni, deve avere almeno un figlio che non abbia compiuto 18 anni, e deve iscriversi nella Banca Dati Giovani Genitori.

Per potersi iscrivere, il lavoratore deve essere titolare di uno dei seguenti rapporti:

-contratto di lavoro subordinato a termine;

– contratto di somministrazione (interinale);

– contratto intermittente;

– collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) o contratto a progetto (co.co.pro);

– lavoro occasionale accessorio.

 

Se il contratto di lavoro è terminato, il lavoratore deve registrare lo stato di disoccupazione presso un Centro per l’impiego, un Centro Servizi per il lavoro o un’Agenzia per il lavoro.

Il beneficio si perde per:

– compimento della maggiore età del figlio;

– compimento del trentaseiesimo anno d’età;

– assunzione a tempo indeterminato.

In caso di nuova assunzione a tempo indeterminato, e successivo licenziamento, se sussistono ancora le condizioni il lavoratore è libero d’iscriversi alla banca dati di nuovo.

Come iscriversi alla banca dati Giovani Genitori?

Per iscriversi alla banca dati si deve accedere al sito dell’Inps col proprio PIN; l’iscrizione si effettua nella sezione dei servizi al cittadino, col seguente percorso: “Servizi al cittadino” – “Autenticazione con Pin” – “Fascicolo previdenziale del cittadino” – “Comunicazioni telematiche” – “Invio comunicazioni” – “Iscrizione banca dati giovani genitori”.

Se il contratto di lavoro è terminato, il lavoratore deve registrare lo stato di disoccupazione presso un Centro per l’impiego, un Centro Servizi per il lavoro o un’Agenzia per il lavoro.

Ci si può anche iscrivere collegandosi al sito del Dipartimento della Gioventù, utilizzando sempre il Pin dell’Inps.

Quali aziende hanno diritto al bonus?

Hanno diritto all’incentivo le aziende private (comprese le imprese sociali) e le società cooperative, e sono esclusi dall’incentivo gli enti pubblici (economici e non) , i gruppi parlamentari, le associazioni, e, in generale, i datori di lavoro non qualificabili come imprenditori.

Il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato o di apprendistato, e l’assunzione non deve essere obbligatoria[1].

Inoltre, per ricevere il bonus, le imprese devono essere in possesso del Durc (ovvero essere in regola con gli adempimenti previdenziali), e non devono aver effettuato:

– licenziamenti per giustificato motivo oggettivo o per riduzione del personale, nei 6 mesi precedenti;

– sospensioni dal lavoro o riduzioni dell’orario di lavoro per crisi aziendale, ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione industriale;

– precedenti assunzioni di almeno 5 dipendenti utilizzando la stessa agevolazione.

Il lavoratore per il quale si chiede l’incentivo non deve essere stato licenziato dalla stessa azienda, o da impresa controllata o collegata, nei 6 mesi precedenti all’assunzione.

Come sapere se il lavoratore ha diritto al bonus?

Le aziende possono sapere se il dipendente ha diritto all’incentivo verificando l’iscrizione alla Banca dati: basta collegarsi alla banca dati sul portale dell’Inps o del Ministero della Gioventù, e digitare il codice fiscale del lavoratore interessato.

Come si richiede l’incentivo?

In primo luogo, l’azienda deve assumere il lavoratore con Comunicazione Obbligatoria (Co), utilizzando il modello Unilav, ed inserendo il codice agevolazione Giovani Genitori.

Poi dovrà collegarsi al sito dell’Inps, sezione “Servizi per le aziende ed i consulenti”, “Cassetto Previdenziale”, “Comunicazioni Online”, entrare nella comunicazione con codice “GIOV-GE” e compilare la domanda. L’Istituto comunicherà l’attribuzione dell’incentivo tramite Cassetto previdenziale.

Quando si riceve il bonus?

L’Inps non eroga materialmente i soldi, ma dà uno sgravio contributivo: questo significa che l’azienda può compensare i contributi dovuti mensilmente con l’incentivo spettante; indicherà poi il conguaglio effettuato nella dichiarazione UniEmens.

Il bonus non è riconosciuto tutto insieme, ma in quote mensili non superiori alla retribuzione del mese del dipendente.

L’agevolazione è comunque cumulabile con gli altri incentivi esistenti, come quello per l’assunzione disoccupati da oltre 6 mesi[2].

FONTE; www.laleggepertutti.it/

Povera Italia
Gente corrotta
Gente bigotta
Ottuse posizioni
Tanti rancori

Povera Italia
Maldestra decisione
Occuperai una prigione
Senza uscita
La strada della vita

Povera Italia
Abbandonata alla deriva
Il barcone della vita
Fine funesta
Dopo la tempesta

Povera Italia
Non c’è soluzione
Alla brutta situazione
Unica via di uscita
Un segnale di vita

Roma – L’Aula della Camera ha approvato con 367 sì, 194 no e cinque astenuti il disegno di legge Boschi di riforma della Costituzione. Il testo ora torna all’esame del Senato. Matteo Renzi ha commentato a caldo il risultato con un post su Facebook. «Oggi quarto voto sulle riforme costituzionali: maggioranza schiacciante in attesa di conoscere il voto dei cittadini in autunno. Stiamo dimostrando che per l’Italia niente è impossibile. Con fiducia e coraggio,#avantitutta».
Il fronte del no
Ma proprio nel giorno in cui arriva il via libera di Montecitorio, in Aula dei gruppi parlamentari si è riunito il comitato per il no sul referendum costituzionale. A intervenire alcuni importanti costituzionalisti che hanno difeso l’attuale bicameralismo perfetto, come Gustavo Zagrebelsy, Stefano Rodotà, Alessandro Pace, Gaetano Azzariti e Gianni Ferrara. Un comitato a cui ha aderito anche il Movimento 5 Stelle.

«Vogliamo sia una battaglia trasversale e non di parte ma raccoglieremo le firme alla Camera e al Senato per il referendum e faremo di tutto – banchetti in piazza, eventi – per affossare questa riforma costituzionale e Renzi che l’ha promossa», dice Danilo Toninelli, spiegando la posizione dei Cinque Stelle.

Con la presenza di Possibile «abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum», ha affermato, nel corso della presentazione della campagna referendaria per il no alle riforme, Alfiero Grandi, co-presidente del Comitato per il No, riferendosi alla quota necessaria di parlamentari (un quinto dei deputati o un quinto dei senatori) per chiedere il referendum contro il ddl Boschi.

Oltre alla richiesta per il referendum «oppositivo» al ddl riforme il Comitato per il no presenterà due referendum abrogativi sulla legge elettorale. Il primo chiederà l’abrogazione della norma sui capilista bloccati mentre con il secondo il Comitato punterà a cancellare il premio alla lista. «Il popolo – ha sottolineato Domenico Gallo – è chiamato a restaurare la sovranità che in questi anni gli è stata sottratta».

Ecco cosa succederà
Il ddl riforme costituzionali supera il giro di boa dell’iter parlamentare. Con il via libera di oggi da parte dell’aula di Montecitorio, si conclude infatti la prima doppia approvazione conforme del testo nei due rami del Parlamento, dopo che il Senato ha modificato il testo del provvedimento. Ora il ddl dovrà superare la seconda votazione conforme, ovvero senza alcuna modifica, tornando – trascorsi tre mesi – all’esame di palazzo Madama e, successivamente, alla Camera.

Queste le principali novità introdotte dal ddl Boschi:
– Fine del bicameralismo paritario
Camera dei deputati e Senato della Repubblica hanno composizione e funzioni diverse. La Camera, con 630 deputati, rappresenta la Nazione ed è l’unica titolare del rapporto di fiducia con il Governo. Ha funzione di indirizzo politico e di controllo sull’attività del Governo

– Il nuovo senato dei 100
Cento (74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 componenti di nomina del presidente della Repubblica) saranno i senatori. I futuri senatori saranno scelti, in conformità alle decisioni assunte dagli elettori, dai consigli regionali per mezzo di una legge elettorale che dovrà essere varata entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma costituzionale. Il termine decorrerà dopo che si sarà svolto il referendum confermativo. Le regioni avranno poi tre mesi (90 giorni) per adeguarsi. I cinque senatori scelti dal Colle dureranno in carica sette anni come il Capo dello Stato e non possono fare più di un mandato. Senatori a vita restano gli ex presidenti della Repubblica.

– Durata del mandato e prerogative
La durata del mandato dei nuovi senatori è pari a quella degli organi delle istituzioni del territorio in cui sono stati eletti. Conservano l’immunità parlamentare e non ricevono alcuna indennità parlamentare, mantengono invece quella che hanno in qualità di sindaco o di consigliere regionale. Resta l’esercizio della funzione senza vincolo di mandato.