Da gennaio 2015 avremo una tassa in meno, il Canone Rai, e un contributo in più, ancora il Canone Rai. Lo pagheremo meno, ma lo pagheremo tutti. O quasi. La tassa più odiata del BelPaese torna sotto mentite spoglie: la chiameranno “contributo al servizio pubblico radio-tv” e la pagheranno tutti i possessori di un contratto per la fornitura di energia (forse integrata nella bolletta elettrica – il Governo deve ancora decidere questo dettaglio). Ah, e siccome siamo in piena era digitale, si è pensato di allargare il bacino d’utenza della tassa, ops scusate, del contributo: non serve più avere il televisore in casa, è sufficiente possedere uno smartphone, un tablet o un pc, insomma qualsiasi dispositivo sia in condizione di connettersi ad internet e visualizzare i programmi televisivi Rai.

Perché questa scelta

Il mancato pagamento del balzello è un’abitudine tutta italiana che va avanti da anni ormai. È stata raggiunta quota 600 milioni di euro di mancati introiti, con territori in cui si è raggiunta quota 90% di contribuenti evasori. Così in questo periodo di magra è sembrata una buona idea cercare il modo di far pagare il contributo ad un maggior numero di persone, riducendo di fatto l’evasione.

Cosa cambia per il contribuente

Ricordiamo che l’ammontare della tassa ha raggiunto quota 113,50 euro ed è democraticamente uguale per tutti.

Nella sua nuova veste, il contributo avrà un importo ridotto, variabile tra i 35 e gli 80 euro, in base alla fascia di reddito di appartenenza.

Sarà quindi necessario calcolare l’ISEE per individuare in quale fascia rientrare e il conseguente ammontare da pagare.

Di fatto, da gennaio 2015, la cifra dovrebbe essere inserita direttamente in bolletta (non è dato sapere se in un’unica soluzione o rateizzata), lasciando quindi al contribuente gli oneri del caso: ovvero accertarsi della correttezza dell’indicatore ISEE ma soprattutto dimostrare di non possedere televisori o dispositivi digitali (pc, smartphone, tablet e simili).

Sembra anche siano previste delle esenzioni per i redditi inferiori ai 7.500 euro.

Interrogativi senza risposta

Ad oggi, queste le voci (urlanti) di corridoio su cui il Governo ha basato le discussioni interne. Ma ci si chiede già cosa succederà ad aziende, uffici (pubblici e privati in cui i computer servono per lavorare), imprese e negozi (in particolare quelli dediti ad informatica ed elettronica)? E ai proprietari di seconde case al mare, in campagna o in montagna, frutto di anni di sacrifici e fruite solo per un breve periodo di vacanze durante l’anno?

Probabilmente, almeno stando alle normative attuali, resteranno fuori dagli obblighi di pagamento i militari delle Forze Armate, quelli appartenenti alle Forze Nato, gli agenti diplomatici e consolari. Mentre tutti gli altri (e sono davvero tantissimi) dovranno sorbirsi questo nuovo contributo obbligatorio.

FONTE

Vi presentiamo oggi una bella realtà mediatica:



Da settimane il nostro Paese subisce un uragano Katrina in slow motion. Non solo ci sono morti ogni giorno, ma crollano case, interi paesi sono trasformati in fiumi, treni restano fermi per ore nelle campagne, torrenti portano a spasso bare e cadaveri di cimiteri distrutti, muoiono gli animali in canili e allevamenti, i sindaci dei piccoli comuni piangono impotenti, frazioni e quartieri sono senza elettricità e non funzionano neppure le idrovore, le autostrade chiudono.

Il governo italiano però è rimasto a non far nulla. Nulla. Come se nulla stesse accadendo.
Solo dopo un mese si sveglia e annuncia di voler decretare lo stato di emergenza.

Che governo è? È questo “governare” un Paese?

Anche in questa situazione, come già dimostrato in precedenza, noi sapremmo come fare. Il MoVimento 5 Stelle ha pronto un “pacchetto emergenza” che non rappresenta solo i soliti “interventi a pioggia”, ma presenta soluzioni immediate, soluzioni a breve e soluzioni a lungo periodo.

Insomma, le cose come dovrebbero essere fatte.

Trovate qui sotto le slide pacchetto emergenza del MoVimento 5 Stelle, leggetelo: se il governo lo adottasse, noi lo voteremmo.

FONTE

Quelli vicini alle posizioni del Movimento 5 Stelle sono persone che si pongono l’obiettivo di essere cittadini consapevoli, che, dopo aver approfondito i problemi e offerto proposte e soluzioni, appoggiano comunque le cose buone e combattono quelle cattive. Sono ormai due anni che frequento i Meetup ed effettivamente lo sforzo consapevole per passare dai signori del sempre no, del disfattismo totale, disinformati, e ridotti alla propaganda da bar a parte attiva del processo amministrativo dei comuni di pertinenza è un fatto inconfutabile. Da Movimento di cittadini ancora legati alle regole dei partiti politici vecchio stampo a Movimento di gente mossa dalla voglia reale di cambiamento con progettualità, informazione e competenze. Io la trasformazione la sto vivendo sulla mia pelle perché faccio parte di un gruppo, i Grillini Apriliani, che sono mossi da tante buone intenzioni e da una progettualità comparata al numero di persone attive. Certo se penso che ad Aprilia, come altrove, il 20% della gente ha dato fiducia a questo Movimento e poi comincio a contare quelli che con me si impegnano affinché i progetti diventino realtà, mi rendo conto di come sia indolente la gente. Certo è meglio demandare, criticare l’operato altrui, fare che altri lavorino al nostro posto, piuttosto che essere noi stessi protagonisti di un cambiamento, lavorando ed esponendoci in prima persona. Allora mi chiedo perché avete votato Movimento 5 Stelle ? Quel voto avrebbe dovuto trasformarsi in partecipazione attiva, perché era proprio questo il vero senso del cambiamento …. E invece ci ritroviamo ad essere Attivi nemmeno l’2% di quelli che hanno votato. E il restante 98% che fine ha fatto ? Attiviamoci signori perché se non lo faremo noi, loro saranno sempre di più, e avranno sempre la meglio.

Ad Aprilia, per esempio, il meetup al quale afferisco sta lavorando con impegno davvero certosino su due fronti: uno, forse il più importante, la trasparenza delle istituzioni, l’altro lo studio e la ricerca di miglioramenti nel campo dei servizi.

Siamo pochi e, sicuramente, se fossimo più persone potremmo stare col fiato sul collo su chi ci amministra per esercitare quel sacrosanto diritto di controllo che oggi la burocrazia malata non ci consente di fare.

Il mio appello è per chi ha votato Movimento 5 Stelle a partecipare attivamente agli incontri dei meetup locali e a dare il proprio contributo a se stessi, innanzitutto, e alla comunità nella quale si vive ed opera.

Antonio Pierri

Abbiamo pensato di cominciare ad approfondire dei modelli di comuni che raggiungono obiettivi davvero importanti nell’ambito del riciclo dei rifiuti.

In Italia esiste una regione davvero all’avanguardia ( Le Marche ) e a Recanati viene organizzato da anni una giornata in cui i “Comuni Ricicloni” vengono premiati.

Quest’anno la premiazione al palazzo comunale di Recanati con il record regionale per la provincia con 42 centri sopra al 65 %. “Oscar” per Camporotondo di Fiastrone (83,33%), Montecassiano (81,56%), Pollenza (81,38%), Pievebovigliana (80,97%), Appignano (80,74%), Esanatoglia (80,25%), Montelupone (80,13%), Fiordimonte (80,02%)

Exploit maceratese all’edizione Comuni Ricicloni 2014 con 42 comuni che sfondano il muro del 65% di raccolta differenziata previsto dalla legge.Tra questi ben 8 centri della provincia superano l’80% per l’anno 2013, classificandosi tra i primi assoluti nella regione.  Consegnate 3 menzioni speciali ai comuni di Civitanova, Recanati e Macerata. Raccolta da Oscar per i comuni di Camporotondo di Fiastrone (83,33%), Montecassiano  (81,56%), Pollenza (81,38%), Pievebovigliana (80,97%), Appignano (80,74%), Esanatoglia  (80,25%), Montelupone (80,13%) e Fiordimonte (80,02%) che risultano tra i primi comuni non  solo nella provincia ma in tutte le Marche. Le tre menzioni speciali sono andate invece al comune di Civitanova “Per comune con più di 30mila abitanti che ha raggiunto il 65% di raccolta differenziata; al comune di Recanati “Per città con più di 20mila abitanti che ha adottato, su tutto il territorio, il sistema con microchip; al comune di Macerata “Per aver avviato il “Porta a Porta” ed aver raggiunto e superato l’80% di raccolta differenziata nei primi mesi del 2014”.

La premiazione, si è tenuta al palazzo comunale di Recanati, ed è stata promossa da Regione Marche, Legambiente Marche, Provincia di Macerata e Cosmari.  «Questa Provincia, grazie al lavoro svolto dal Cosmari, è l’orgoglio di questa regione in tema di raccolta differenziata e gestione dei rifiuti, e i numeri lo confermano – commentano Luigino Quarchioni e Francesca Pulcini, presidente e vicepresidente di Legambiente Marche. Non a caso è anche il territorio che sta portando avanti la sperimentazione dei micro chip, un grande passo verso il passaggio da tassa a tariffa che permette di premiare i cittadini più bravi e virtuosi nella gestione dei rifiuti e stimolare gli altri. Ma accanto a questo è importante continuare a lavorare sulla prevenzione dei rifiuti e la riduzione dello spreco alimentare oltre che sulla qualità e quantità della raccolta differenziata». 103 invece i comuni marchigiani che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, dividendosi così 92mila euro messi in palio dalla regione. Premio questo calcolato in base alla percentuale di raccolta differenziata e al numero di abitanti, con particolare attenzione ai comuni che hanno superato la soglia dell’80% e i 30mila abitanti.

«Siamo orgogliosi – ha dichiarato Daniele Sparvoli, Presidente del Cosmari – dei risultati raggiunti dai comuni maceratesi che unitamente agli altri comuni marchigiani, portano la nostra regione tra  i primi posti in Italia per numero di comuni Ricicloni. È il giusto riconoscimento per tutti i cittadini e gli amministratori maceratesi che ogni giorno si impegnano nel differenziare e nel ridurre la produzione dei rifiuti, inoltre, per il Cosmari dimostra la propria buona gestione del ciclo integrato dei rifiuti. La Provincia di Macerata ha ben metabolizzato l’importanza della raccolta differenziata  classificandosi come una delle province più riciclone del Centro Italia; lo dimostrano i dati della   Regione Marche secondo cui nel 2013 la percentuale di raccolta differenziata nel territorio maceratese ha toccato il 68,88%. Cifra superiore alla media regionale che, nello stesso anno, è  stata del 60,27%.  Inoltre, la produzione di rifiuti pro capite nella Provincia è stata di 461kg a fronte di 307kg di raccolta differenziata realizzata da ogni singolo cittadino maceratese.

Di seguito la classifica completa:

Camporotondo di Fiastrone 83,33, Montecassiano 81,56, Pollenza 81,38, Pievebovigliana 80,97, Appignano 80,74, Esanatoglia 80,25, Montelupone 80,13, Fiordimonte 80,02, Belforte del Chienti 79,93, Urbisaglia 78,49, Corridonia 77,58, Ripe San Ginesio 77,27, Caldarola 76,98, Montefano 76,8, Morrovalle 76,71, Recanati 76,58, Castelraimondo 76,56,  Petriolo 76,37, San Severino Marche 76,26, Matelica 76,09, Monte San Giusto 75,64, Apiro 75,42, Pioraco 74,72, Montecosaro 74,56, Potenza Picena 74,51, Monte San Martino 74,04, Colmurano 73,66, Fiuminata 73,4, Gualdo 73,08, Treia 73,03, Serrapetrona 71,74, Sant’Angelo in Pontano 71,69, Tolentino 71,68, Loro Piceno 71,41, Mogliano 70,22, Sarnano 69,37, Civitanova Marche 68,97, Gagliole 68,46, San Ginesio 68,07, Porto Recanati 68,03, Penna San Giovanni 67,42 Camerino 67,28

FONTE

Giusto per fare chiarezza abbiamo preso spunto da due egregie fonti per iniziare a capire cosa sia la deflazione

La deflazione deriva dalla debolezza della domanda di beni e servizi, cioè un freno nella spesa di consumatori e aziende, che, in regime di deflazione, sono incentivati a posporre gli acquisti di beni e servizi non indispensabili, con l’aspettativa di ulteriori cali dei prezzi, con l’effetto di innescare una spirale negativa. Le imprese, non riuscendo a vendere a determinati prezzi parte dei beni e servizi, cercano di collocarli a prezzi inferiori.
La riduzione dei prezzi si ripercuote conseguentemente per le imprese sui ricavi, anch’essi generalmente in calo. Ne deriva il tentativo da parte delle imprese di ridurre i costi, attraverso la diminuzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi da altre imprese, del costo del lavoro e tramite un minor ricorso al credito.
L’andamento deflativo dei prezzi tende a verificarsi come conseguenza di una recessione economica per la diminuzione della domanda aggregata di beni. Studi empirici più recenti hanno messo però in discussione la relazione tra deflazione e depressione economica. Casi di forte deflazione possono indurre il fenomeno della tesaurizzazione, intesa come incetta dell’unità monetaria della quale si prevede un ulteriore aumento del potere d’acquisto.
Secondo Keynes, in tempi di crisi economica il risparmio è distruttivo perché se tutti risparmiano la domanda aggregata diminuisce ulteriormente e con essa diminuisce la ricchezza in quanto diminuiscono produzione aggregata e occupazione. Dunque, aumentando la massa liquida a disposizione si favorisce la speculazione e non gli investimenti. La tendenza al risparmio e all’accumulazione di denaro sono, sempre secondo Keynes, le caratteristiche peculiari della crisi. In particolare, la relazione empirica tra deflazione e crescita della disoccupazione è stata descritta mediante la Curva di Phillips.

fonte

Per deflazione s’intende una diminuzione generale del livello del prezzi, insomma l’esatto opposto dell’inflazione (che, al contrario, pur lieve, sta caratterizzando l’andamento macroeconomico dell’area euro, Italia esclusa).
Meccanismi psicologici – Per deflazione s’intende una discesa generalizzata del costo della vita. Buone notizie, pensate? Non proprio, perché gli effetti del fenomeno sull’economia sono disastrosi. In primis, con la caduta dei prezzi, se pur il conto per i consumatori diventa meno pesante, con la deflazione s’innesca un particolare meccanismo psicologico: rimandare l’acquisto attendendo un ulteriore calo dei prezzi. Stesso discorso per le aziende, che vengono invogliate a rimandare nel tempo gli investimenti produttivi già programmati, con ovvie conseguenze occupazionali. Il rischio, in buona sostanza, è che gran parte delle merci restino invendute in magazzino, che l’economia subisca una paralisi.
Debito pubblico – Ci sono poi le conseguenze relative al debito pubblico, che rischia di schizzare verso l’alto. Il Pil, infatti, aumenta ogni anno in valore assoluto anche grazie all’inflazione e, soprattutto, grazie ai beni e servizi venduti. Dunque, se l’inflazione risulta negativa, anche il Pil sarà destinato a scendere. Di conseguenza il rapporto tra l’indebitamento pubblico e il Pil, storico tallone d’Achille del Belpaese, potrebbe muoversi ancora verso l’alto.
Occupazione – La deflazione, insomma, va combattuta – e subito – con misure efficaci. Il rischio di una pericolosissima spirale è molto elevato. La riduzione dei capitali provenienti dall’attività commerciale, come accennato, si ripercuote a cascata sulla produzione e sterilizza la possibilità di nuove assunzioni. Il concreto rischio è che la già altissima disoccupazione schizzi ancora verso l’alto. Lo spettro della deflazione, in particolare, rischia di assestare un colpo fatale alle imprese che non riescono ad affacciarsi su mercati differenti da quello nostrano: in un mercato stagnante, sarebbero quasi inevitabilmente destinate a una precoce chiusura.

fonte

Un ragazzo e quattro animali alla deriva nell’oceano Pacifico, superstiti di un tragico naufragio. La loro sfida è la sopravvivenza. Tempo pochi giorni e, della zebra ferita, dell’orango e della iena non resta che qualche osso cotto dal sole. A farne piazza pulita è stata la tigre con cui Pi, giovane indiano senza più famiglia, è ora costretto a dividere i pochi metri di una scialuppa. Contro ogni logica, il ragazzo decide di ammaestrarla. Con l’ingegno, con la forza di uno spirito caparbio e visionario Pi affronta la sua grande avventura. Ed è un viaggio straordinario, appassionante e terribile, ispirato, spiazzante, ironico e violento, che trascina il lettore fino all’attimo in cui il sipario si leva sull’ultimo, agghiacciante colpo di scena. Il romanzo ha vinto il prestigioso Booker Prize nel 2002.

Figlio di diplomatici canadesi, Yann Martel è nato in Spagna nel 1963. Ha vissuto in Costa Rica, Francia, Messico, Alaska e Canada, dove si è fermato. Uscito per la prima volta nel 2001, Vita di Pi è stato uno dei più importanti e sorprendenti casi letterari mondiali degli ultimi anni. Pubblicato in oltre trenta Paesi, vincitore del prestigioso Man Booker Prize 2002, dall’Inghilterra all’India, dal Canada agli Stati Uniti, ha scalato le classifiche di vendita, conquistando milioni di lettori. Con gli anni si è affermato nel mondo come uno dei più apprezzati “classici moderni” e dal romanzo è stato tratto un film 3D, prodotto dalla 20th Century Fox e diretto dal pluripremiato regista Ang Lee.Per Piemme ha pubblicato anche Self e Beatrice e Virgiglio.

L’egocentrismo è un atteggiamento che in alcuni inizia a manifestarsi nell’adolescenza e poi si rinforza sempre di più, fino a diventare il modo principale di agire e di relazionarsi: cercare, in tutto quel che si vive e che si fa, un tornaconto personale. Attenzione: l’egocentrismo non ha nulla a che vedere con il sano egoismo – che consiste nel sapere quali sono le proprie esigenze profonde e nel non sacrificarle a modelli esterni – ma con un’estrema difficoltà a fare qualcosa che non presenti almeno un vantaggio per se stessi. È come se una persona avesse l’obbligo interiore – in automatico e spesso senza accorgersene – di “spremere” da ogni situazione un beneficio per sé, mentre quando questo non è possibile, la situazione stessa non viene considerata degna di attenzione. L’egocentrico stabilisce amicizie sulla base di ciò che quell’amico gli può dare (ad esempio inviti in vacanza, raccomandazioni, prestazioni professionali gratis o con lo sconto), sceglie le frequentazioni solo nell’ottica di eventuali benefici o aiuti a cui poter un giorno attingere e anche in amore mette in atto qualcosa del genere: sceglie un partner che gli piace, ma deve essere qualcuno “giusto” anche socialmente e pronto a mettere lui al centro dei suoi interessi.

L’egocentrico è come un terreno arido

Anche quando fa qualcosa per gli altri, dietro il comportamento dell’egocentrico c’è sempre una qualche forma di vantaggio personale (anche solo come “ritorno di immagine”). Questo atteggiamento a tutto campo indubbiamente fa sì che la persona si senta “ben piazzata” nella realtà: ha accentrato attenzioni, denaro, potere, benefici, aiuti. Ma la qualità delle sue relazioni e della sua vita interiore nel tempo si inaridisce, perché esse non sono nutrite da due componenti fondamentali che non dovrebbero mai mancare almeno in una parte del nostro vivere: la spontaneità e la gratuità. Senza questi ingredienti, la vita potrà anche essere funzionale ai bisogni concreti dell’Io (inteso in modo decisamente egocentrico), ma mancherà di anima, di umanità e di affinità profonda con gli altri. A un certo punto i conti di chi “vive solo per tornaconto” non tornano più: chi lo circonda tende ad allontanarsi, altri diffidano, la felicità non arriva perché, nella continua ricerca del proprio vantaggio, ci si nega occasioni fondamentali di arricchimento interiore perché magari, al momento, le si ritiene poco remunerative. Liberarsi da questa ossessione e agire con spontaneità significa davvero farsi un grande regalo.

Tutti i danni dell’egocentrismo

– Circondarsi di rapporti falsi e non affini.

– Allontanare chi ci vuole bene e ci fa del bene.

– Indurre nel partner frustrazione e favorire le crisi.

– Perdere occasioni per arricchirsi interiormente.

– Diventare schiavo dei vantaggi acquisiti.

Le prime cose da fare

Affidarsi al caso

Può essere molto utile provare a fare esperienze in qualche modo casuali, senza l’ingombrante bussola del tornaconto personale. Fare una cosa solo per il gusto di farla. Dice un famoso detto: l’importante non è la meta, ma il viaggio. Ecco: distogliamo l’attenzione dal risultato e godiamoci quel che accade nel frattempo. Lasciamo la nostra realtà più libera di…accadere.

Crescere psicologicamente

Agire per tornaconto può sembrare da furbi, ma in realtà esprime la gran paura di non farcela con le proprie forze, di avere una grande carenza che non si conosce e non si sa come colmare. Per questo si cerca sempre di immettere cose vantaggiose, come delle riserve per non farsi trovare impreparati. Urge una buona psicoterapia, senza tornaconti immediati.

IlustraMenor

La persona egocentrica si comporta come se fosse al centro dell’universo. E’ attenta ai propri bisogni e sembra ignorare il pensiero altrui. L’uomo egocentrico, la donna egocentrica non riescono a cogliere la differenza tra il proprio punto di vista e quello degli altri.
Esiste un periodo nella vita dove tutti siamo egocentrici, opportunamente. Si tratta della prima fase della vita di ogni individuo, dalla nascita fino a tre anni. L’egocentrismo è una caratteristica tipica del comportamento infantile,orientato a vedere il mondo con se stessi al centro e tutto il resto a cerchi concentrici, dove l’importanza sfuma in relazione alla distanza, per questo il termine egocentrismo. In periodo della sua vita, il bambino crede che tutto gli sia dovuto e che esista solo la soddisfazione dei suoi bisogni. E’ difficile far capire ad un bambino piccolo che è necessario attendere qualche minuto prima che la pappa sia pronta, il suo comportamento egocentrico non può considerare una situazione simile e la sua reazione naturale sarà di estrema impazienza, di collera, di protesta, fino a quando a quando la pappa non sarà servita e il suo bisogno soddisfatto. Tutto questo è assolutamente normale e riguarda il comportamento di tutti i bambini. Il dott. Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero, considerato il fondatore dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo, descrive il concetto di egocentrismo nell’incapacità del bambino a percepire la differenza tra il suo punto di vista e quello degli altri. Il bambino utilizza le informazioni a sua disposizione volte a soddisfare i suoi bisogni, come se avessero un valore assoluto, universale e improrogabile. Quanto è soggettivo per un adulto diventa oggettivo per il bambino. Per il bambino non è possibile considerare punti di vista e conoscenze diverse dalle sue. Osservando le transazioni tra bambini fino a 3 anni di età in un parco pubblico, oppure in un asilo nido, è possibile osservare il “linguaggio privato”. Si tratta di una forma di monologo abbastanza comprensibile dal punto di vista linguistico, ma inefficace sotto il profilo della comunicazione. Egli non si preoccupa che gli altri bambini comprendano il suo discorso ed è disinteressato a quello che dicono gli altri. Nei bambini sono fenomeni assolutamente normali. Non è normale una eventuale insofferenza o incomprensione dei genitori. L’acquisizione della adeguatezza ed efficacia nella comunicazione è un percorso che richiede tempo e procede in modo graduale, in armonia con lo sviluppo cognitivo del bambino. Dovrà riuscire a considerare gli altri da punti di vista diversi dal suo.

I GIOCHI DI RUOLO NEI BAMBINI
La recitazione di un ruolo è molto frequente nei bambini di età compresa dai 3 ai 10 anni. Il bambino tende a lasciare gradualmente il suo egocentrismo, utilizzando una forma giocata di empatia. La recita di un ruolo: la mamma, il papà, la sorellina, il vigile, la maestra, etc, dimostra la capacità di identificarsi con esso, sentendo lo stato d’animo ed i tratti del comportamento di altre figure oltre la propria.
L’evoluzione del gioco di ruolo permette al bambino di maturare la capacità di alternare più ruoli contemporaneamente, acquisendo le caratteristiche e gli stati d’animo di più più persone, modificando nel gioco le possibili situazioni. E’ importantissimo che le figure di riferimento per il fanciullo, (genitori, nonni, etc.), stimolino la sua giocosità e la sua fantasia creativa, proprio per consentirgli di poter transitare con armonia attraverso il sentiero della vita, espandendo la sua potenziale intelligenza emotiva. Un blocco nello sviluppo o semplicemente una sensazione di inadeguatezza provocata dal comportamento normativo, strutturato sul metro degli adulti: “Ma cosa fai, giochi ancora alla tua età? – Basta con tutte queste storie, voglio che ti comporti da persona seria, sei quasi un ometto,… etc.; limita l’evoluzione del bambino, costringendolo a “cristallizzare” comportamenti rigidi. L’equazione risultante nell’inconscio del bambino potrebbe recitare: “se tu non comprendi me, io non comprenderò gli altri”.

Nell’età adulta, una certa inclinazione all’egocentrismo comunque rimane. Nelle persone più evolute emotivamente, che hanno potuto percorrere con una certa serenità il proprio sentiero, l’egocentrismo si manifesta in situazioni limite, ad elevato coinvolgimento emotivo. Quando si perdono le staffe, quando ci si arrabbia molto, quando si vive un evento particolarmente frustrante e doloroso.
Per i soggetti che da bambini sono stati “violentati” da comportamenti rigidi, inadeguati e reiterati nel tempo sistematicamente, l’egocentrismo potrebbe rappresentare un tratto stabile della loro personalità, senza distinzione di genere; uomini egocentrici e donne egocentriche.

LA COMUNICAZIONE TRA ADULTI
L’incomprensione tra persone adulte, nella maggior parte dei casi in cui si manifesta, non dipende da incomprensione linguistica, ma dall’egocentrismo dei soggetti. La persona egocentrica non si pone nemmeno il problema se la sua comunicazione potrebbe non essere stata interamente compresa, oppure equivocata. In caso di incomprensione profonda e dichiarata dall’interlocutore, l’egocentrico “attacca”, attribuendo all’altro ogni responsabilità: “sei tu che non capisci niente, capisci solo quello che vuoi tu, non mi ascolti, ascoltami quando parlo, etc.”.

La comunicazione è una transazione tra individui dove partecipano più persone e non è concepibile attribuire ogni colpa dell’insuccesso ad uno solo dei partecipanti. La persona più equilibrata reagisce meno rigidamente, cerca l’incontro verbale e tende alla rassicurazione: “forse non mi sono spiegato bene, non ci siamo intesi, non preoccuparti ne possiamo riparlare”.
La persona egocentrica è portata a ritenere che non esistano differenze tra individui e, soprattutto, tra il pensiero degli individui. Tutti devono pensarla come l’egocentrico. Questo “delirio” è amplificato quando la comunicazione riguarda persone vicine alla persona egocentrica, purtroppo: figli, moglie, marito, amante, amico, amica, dipendente, collega, etc. E’ scontato per l’egocentrico che le parole abbiano per tutti lo stesso valore, che il tipo di umorismo sia lo stesso per tutti, che l’inopportunità e l’opportunità siano elementi universali, calibrati solo sul suo angolo di giudizio. Per l’egocentrico le persone devono provare e provano le nostre stesse emozioni, hanno gli stessi obiettivi, speranze, aspirazioni, paure, certezze.
Per questi motivi, la persona egocentrica è destinata a scardinare i propri rapporti ed a rimanere sola. Le persone che interagiscono con l’egocentrico spesso annuiscono per opportunità, difficilmente condividono il suo pensiero, la comprensione è solo apparente, banale e costruita. Si evita il confronto per rassegnazione riguardo il risultato, valutando che non c’è più cieco di chi non vuol sentire.

Il presupposto indispensabile per la comunicazione efficace è la capacità di lasciare l’egocentrismo attraverso l’empatia, l’ascolto dell’altro; si tratta di un percorso difficile e doloroso che richiede all’egocentrico uno sforzo nella direzione degli altri.

La banda degli onesti è un film del 1956 con Totò, Peppino e Giacomo Furia. Questa pellicola, poco apprezzata dalla critica all’epoca della sua uscita, mi ricorda in qualche modo fatti ed eventi di fresca attualità. La scena finale del film in cui i tre decidono di bruciare le prove, e in cui Totò ( che impersona Bonocore ) brucia anche lo stipendio, fa pensare ad alcuni soggetti che oggi, travestiti da onesti, cercano di accaparrare briciole di una torta già da tempo divisa e spartita. Cosa muove una persona onesta ad intraprendere la strada della politica ? Perché la gente deve pensare di te che fai qualcosa per un mero interesse personale e non crede assolutamente ad un progetto serio di cambiamento dei costumi ? Forse oggi non fa più notizia il disonesto, quanto il povero onesto che non ruba, non si arricchisce, dedica il suo tempo libero nel sociale. Ma questa dovrebbe essere la normalità ed invece ….. così assolutamente non è. Non ci dobbiamo vergognare di andare “controcorrente”, di desiderare il trionfo del bene sul male, di rinunciare ad una facile ricchezza in luogo del duro lavoro quotidiano. Perché un deputato dovrebbe rinunciare ad un lauto stipendio, qualcuno dice che tali ricompense sarebbero un deterrente contro le tentazioni della corruzione, per “accontentarsi” di un compenso più basso ? Ma siete pazzi visto che per entrare in politica e generare consenso bisogna spendere tanti soldi …. A questo ci ha pensato giustamente il buon Matteo che ha deciso di “comprare il consenso” con i soldi nostri, senza nemmeno dover anticipare nulla, e che sicuramente non rinuncerà a dover rientrare dalle spese mai avute per raggiungere tale obiettivo. Come ? Presto fatto mettendo le mani nelle tasche degli italiani, per riprendersi tutti gli 80 euro con annessi gli interessi. In realtà gli 80 euro spettano solo ad una nicchia di persone che hanno un reddito lordo compreso tra 8.000 e 25.000 euro. E, poiché l’elenco delle persone cui dovrebbe spettare il bonus è stato estrapolato sulla base dei redditi del 2011, quando il signor Rossi andrà a fare la dichiarazione dei redditi il prossimo anno, potrebbe trovarsi la spiacevolissima sorpresa di doverli restituire allo stato: sarà sufficiente un piccolo aumento di stipendio avvenuto negli anni successivi, difatti, per farlo decadere dal beneficio. Per finanziare gli 80 fantaeuro, ha subito introdotto una bella mazzata sui risparmi di tutti i cittadini, questa volta sicura, certa, effettiva, e cioè Il passaggio della tassazione dal 20% al 26% sugli strumenti finanziari va a colpire i piccoli e medi risparmiatori. Ipotizziamo che la somma investita sia di 20 mila euro, in un’obbligazione che rende il 2% annuo. A fine anno si sarà riscossa una cedola annua lorda di 400 euro. Ma alla fine della fiera, tra imposta di bollo (0,2% su 20 mila = 40 euro) e ritenuta fiscale sugli interessi (26% su 400 euro= 104), rimangono appena 256 euro. Quindi una tassazione del 36% (ed io pago!!!). Viceversa, la stessa banca, che avrà investito un bel milioncino di euro in un BTP al 4%, si troverà con questo risultato: a fine anno la banca porta a casa 40.000 euro lordi. A questo importo va tolto lo 0,2% di imposta di bollo sul patrimonio (2000 euro) e la ritenuta fiscale del 12,5% sugli interessi (altri 5000 euro). Quindi rimangono in tasca 33000 euro netti. Per cui si subisce una tassazione di appena il 17,5%, contro il 36% del caso precedente. Cioè 20 punti meno. Quindi la storia non cambia perché “ si massacrano i piccoli per preservare i grandi interessi, soprattutto quelli delle banche”. Oltre a questa mazzata, il premier non eletto ha calato altri assi sul tavolo: è stata soppressa la rateizzazione in tre anni e senza interessi dell’imposta del 12% o 16% sulle rivalutazioni dei beni d’impresa, che dovrà ora essere versata in un’unica soluzione, per un importo di circa 600 milioni di euro. Una bella mazzata alle imprese già agonizzanti, la revisione dell’IMU dei terreni agricoli per circa 350 milioni di euro, il capitolo della TASI, la tassa forse più odiata dai cittadini perché colpisce il bene più amato, ovvero la casa: secondo Bankitalia (non il mago Otelma, cui va comunque il nostro rispetto perché in certi casi appare più serio di molti nostri politici), l’importo da pagare quest’anno potrebbe lievitare fino al 60% rispetto allo scorso anno! Questi sono i dati certi, poi ci sono quelli “variabili”, ovvero le cosiddette clausole di salvaguardia, inserite nelle finanziarie degli anni scorsi come vere e proprie mine antiuomo pronte ad esplodere. Cosa sono le clausole di salvaguardia? Sono aumenti automatici di imposte, tasse ed accise qualora il gettito fiscale o il rapporto deficit/pil non dovesse raggiungere gli obiettivi previsti. Con un’economia che sta andando costantemente a rotoli, è lecito prevedere che molte di queste “clausole demenziali” scatteranno. Con buona pace degli 80 fantaeuro, già ampiamente mangiati da tutto quello che Renzi ha introdotto o aumentato a livello di tasse.
Fonte
http://www.ilnord.it/c-3112_DALLA_ALLA_ZETA_ANALISI_DETTAGLIATA_DELLE_TASSE_IMPOSTE_DA_RENZI_PIU_LA_TRAPPOLA_80_EURO_ATTENTI_A_NON_CASCARCI

Renzi lo aveva annunciato, ma non ce n’è traccia …..

In caso di incidente stradale il soggetto che ne è causa ha due possibilità:

1) si ferma e rischia dai 3 ai 10 anni (art.589 comma 3 C.P.)

2) non si ferma e ha il 40% di probabilità di non essere preso e nel restante 60% se non si riuscisse a dimostrare lo stato di ebbrezza si dovrebbe rimanere nell’ipotesi della pena da 2 a 7 anni prevista dal 589 comma 2 C.P, alla quale si può aggiungere la pena da 1 a 3 anni per la fuga dopo l’incidente (art.589 C.d.S.).

E comunque oggi la previsione della pena viene sistematicamente compressa, con i patteggiamenti, sotto la pena minima.

Ecco che non devono stupire casi come quello del piccolo Gionatan Lasorsa travolto e ucciso lo scorso 22 giugno da un pirata della strada che, accusato di omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza, ha patteggiato a suo carico una pena pari a due anni e otto mesi, vero insulto per una società ritenuta “civile”.

Intanto siamo in attesa che il Parlamento vari finalmente una nuova legge sull’Omicidio stradale, con pene almeno da 8 a 18 anni e l’ergastolo della patente, per evitare che la morte di una persona, di un bambino, per volante di un pirata della strada costi come uno scippo di un portafoglio al mercato.

Proprio in occasione della morte del piccolo Gionatan il presidente del consiglio aveva annunciato: “Il reato di omicidio stradale? Verrà realizzato”. Tutto sembrava ormai fatto perché l’annuncio – storico, mai prima di allora un premier aveva preso posizione in merito – arrivava su un progetto che aveva raccolto 70 mila firme e su cui si lavorava con forza dal 2011.

INVECE ?

Da allora non è successo nulla, nonostante le proteste delle associazioni e le buone intenzioni di chi ci governa.

“Dobbiamo andare avanti con la legge in virtù di un vuoto nel nostro codice che deve essere colmato. Per questo ho messo la prima firma sulla proposta di legge promossa dal comune di Firenze, ASAPS, Associazione Lorenzo Guarnieri e Associazione Gabriele Borgogni nel 2011. L’intento allora era quello di invitare il Governo e Parlamento a riflettere e colmare questa lacuna.”

“Per combattere la violenza stradale è necessario lavorare su più fronti, su diversi livelli che non rimangano compartimenti stagni, ma interagiscano tra loro. Gli inglesi usano il termine 3E per indicare le cose da fare: Enforcement, Education, Engineering. La violenza stradale non è frutto del destino. Nella stragrande maggioranza dei casi è determinata da un comportamento sbagliato alla guida. Chi si mette alla guida in condizioni fisiche alterate deve essere consapevole, e in questo caso occorre responsabilizzare, che rappresenta un pericolo per gli altri e per se stesso”.

Queste parole non sono le mie ( Antonio Pierri ) ma del nostro Presidente del Consiglio ( Matteo Renzi ) e ad oggi ancora disattese.

Va ricordato che il tema è davvero un “dramma sociale” perché gli incidenti stradali sono la prima causa di morte e di invalidità permanente per i giovani, senza considerare un costo superiore a 30 miliardi di euro l’anno, pari al 2% del PIL.

www.omicidiostradale.it

Antonio Pierri

Diamo oggi il via ad una nuova campagna di Informazione/Formazione a cura del nostro Blog

Ci occupiamo oggi di “A casa in sicurezza” e “Fuori di casa in sicurezza”

A proposito di …. a casa in sicurezza

I furti in abitazione sono tra i reati più frequenti. Spesso
bastano piccoli accorgimenti – come, ad esempio, non dimenticare
porte o finestre aperte – per mettersi al riparo da spiacevoli sorprese. Un grande aiuto può arrivare dai tuoi vicini: è importante conoscerli ed avere la possibilità di contattarli in caso di necessità.

Ecco una serie di quesiti da porci e la cui risposta dovrebbe essere SI

Tieni le porte sempre chiuse quando sei in casa?

La tua casa è dotata di porte blindate, finestre di sicurezza e
inferriate?

La tua porta è dotata di spioncino e catena di sicurezza?

La tua casa è dotata di un sistema d’allarme?

Attivi l’allarme ogni volta che esci?

Controlli sempre chi suona alla porta e metti la catena di
sicurezza prima di aprire?

Possiedi una cassaforte?

Conservi i tuoi documenti personali (passaporto, libretto
degli assegni, carte di credito, codici personali) nella cassaforte o in un luogo sicuro?

Cerchi di non lasciare copie delle chiavi nascoste nella cassetta
della posta o in altri luoghi accessibili a chiunque?

Possiedi un timer per l’accensione delle luci interne o altri
elettrodomestici per simulare la presenza di qualcuno in casa?

Se vivi in condominio, cerchi di non aprire la porta d’ingresso
comune se qualcuno suona e non sai di chi si tratta?

Se possiedi un giardino, è adeguatamente illuminato e privo
di zone buie in cui potersi nascondere?

Il giardino è protetto da cancellate e recinzioni che impediscano l’accesso?

Custodisci tutti i tuoi oggetti (biciclette, attrezzi per il
giardino, ecc.) in un luogo chiuso e sicuro?

Il tuo numero civico è visibile, così da consentire alle forze
dell’ordine di individuare l’abitazione velocemente in caso di
bisogno?

Quando sei assente per lunghi periodi qualcuno ritira la tua
posta, taglia il prato e controlla la tua casa?

A proposito di …. fuori di casa in sicurezza

I malintenzionati spesso sfruttano le nostre disattenzioni,
cogliendo le opportunità che si presentano. Per questo è importante fare attenzione ai borseggiatori quando si cammina in luoghi affollati (mercati, mezzi pubblici, etc.) dove è più alta la probabilità di contatto fisico. Scippi e aggressioni si verificano invece con meno frequenza e si consumano più spesso in zone meno centrali. In questi casi è meglio evitare di camminare in zone scarsamente illuminate o poco frequentate.

Ecco una serie di quesiti da porci e la cui risposta dovrebbe essere SI

Prima di uscire chiudi sempre le porte e le finestre della tua
abitazione?

Porti con te solamente le carte di credito, i bancomat o i
contanti strettamente necessari?

Conservi il codice PIN del bancomat in un luogo sicuro e non
nel portafogli?

Porti con te un telefono cellulare per le emergenze?

Quando cammini per strada porti la borsa vicino al corpo e la
richiudi dopo averla usata?

Cerchi di non lasciare la borsa sul carrello della spesa o in
automobile?

Porti con te un eventuale portafogli a tracolla da indossare
sotto i vestiti?

Tieni separate le chiavi di casa dai documenti con il tuo indirizzo?

C’è sempre qualcuno che sa dove ti trovi?